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in mezzo alle tenebre chiamando Lucia! Lucia! — Cri
stiano si tenne stretto a sua madre. Era una notte or-
ribile.
Finalmente la tempesta cominciò a calmarsi. La po-
vera madre correva sempre in traccia di sua figlia, ur-
tando contro gli alberi e i sassi. Un momento le sem-
orò di vedere un’ombra bianca, e prese quella direzione
camminando in mezzo a mille ostacoli; il vento la spin-
3eva, suo malgrado, da un’altra parte. Ad un tratto sì
irovò a un fosso ; vi discese quasi istintivamente, e ri-
salì dall’altra parte; era nel giardino del vecchio castello
d’Orebàk, fra le statue di marmo; i suoi piedi trema-
vano: pronunciò tremando il nome di sua figlia, mentre
il vento le turbinava intorno.
sorgeva l’alba, allorchè Cristiano si svegliò da un langc
sonno. Maria e la vecchia, sedute fuori sul timone della
vettura, ascoltavano attentamente il racconto della ma-
dre di Lucia.
Era tornata appena; la sua gioia uguagliava l’affanno
di dianzi. La bimba dormiva tranquillamente in casa del
giardiniere: l’aveva trovata appunto in giardino, dietro
a una statua, col capo appoggiato al piedestallo. Gli
2bitanti del castello erano alzati a cagione dell’uragano;
vera lume nella casa del giardiniere; e le buone genti
l’aiatarono, e ricoverarono la fanciulla.
-— Mamma, non ho vestiti! — era stata la sua unica
2sclamazione allorchè il fulmine, caduto a pochi passi di
distanza, la svegliò dal suo torpore. Poi aveva pianto
in modo spaventevole, e finalmente il sonno l’aveva
vinta.
— Forse il Signore ha avuto pietà di lei! — disse la
donna. — Era sana e vispa una volta, ma vide il ful-
mine cader sovra un albero, e corse a casa fuori di sen-
timento! Da quel giorno non si riebba più; fosse la
paura avuta, o l’influenza di spiriti maligni, fatto sta
che non ricuperò più la ragione.
Questo è il second’anno che veniamo alla fonte: che
Iddio la guarisca, o la richiami a sè
IL Violinista.